La Romania è il secondo Paese più popoloso dell’est Europa. I suoi 19 milioni di abitanti (censimento 2011), sono distribuiti per circa il 53% nei centri urbani, tra i quali spicca la Capitale, Bucarest, che registra 1,7 milioni di residenti, l’8,8% della popolazione del Paese.
La Romania è la 48° economia del Mondo (dati FMI 2010), Il PIL pro-capite è di 5.800 euro rispetto ad una media UE di 24.500 euro e si posiziona al penultimo posto prima della Bulgaria.
Nel 2011 il PIL è stato pari a 136,5 miliardi di Euro, alla formazione del quale hanno contribuito i servizi, per una quota del 45,4%, l’Industria per il 26,3%, le costruzioni per il 9,8% e l’agricoltura che ha contribuito alla formazione del PIL con una quota del 6,5%. A questi si aggiungono le imposte nette sui prodotti che hanno inciso per il 12,0%.
Nel primo semestre del 2012, il peso dei servizi ha registrato una quota del 44,9%, mentre l’industria ha rappresentato il 29,8% del PIL, le costruzioni il 7,9%, l’agricoltura il 3,6% (il contributo di quest’ultimo settore è maggiore nel 2° semestre, quando si concentrano le raccolte), mentre le imposte nette sui prodotti sono state pari al 13,8%.
Tale ripartizione è tipica di una struttura economica ancora in fase evolutiva, che vede crescere il contributo del settore dei servizi e registrare una graduale diminuzione del peso percentuale dell’agricoltura e anche dell’industria. La crisi economica, che ha avuto pesanti effetti recessivi sull’economia romena già poco sviluppata, ha però rallentato questo processo.
I settori produttivi che hanno registrato aumenti nel primo semestre del 2012 rispetto al primo semestre del 2011 sono: l’agricoltura, la silvicoltura e la pesca (+0,2%), l’industria (+0,2%), le costruzioni (+3,1%). Le imposte nette sui prodotti sono aumentate dello 4,6%. Il settore dei servizi ha segnato diminuzioni per i rami “commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli; trasporti e magazzinaggio; alberghi e ristoranti” (-0,3%); “intermediazioni finanziari ed assicurative” (-1,0%); “amministrazione pubblica e difesa; educazione ecc” (-3,1%) ed aumenti per i rami “informazioni e comunicazioni” (+1,7%); transazioni immobiliari (+0,3%); “attività professionali; scientifiche e tecniche” (+3,2%); “attività da spettacoli, culturali e ricreativi” (+2,7%).
La Romania possiede un grande potenziale di sviluppo basato su diversi fattori che rappresentano in misura variabile i vantaggi competitivi del Paese.
Le risorse naturali possedute dal Paese sono fra le più significative d’Europa, le dimensioni del mercato lo pongono fra i più grandi dell’est Europa, la popolazione è fortemente predisposta al consumo, la strategica posizione del Paese al centro dell’Europa sud orientale, la disponibilità di una forza lavoro istruita e ad un costo ancora competitivo, l’appartenenza all’UE, i fondi strutturali messi a disposizione dalla stessa, sono tutti fattori che concorrono a porre le basi per il futuro sviluppo del Paese.
Naturalmente l’economia è ancora debole ed il Paese è fortemente dipendente dagli investimenti esteri e dall’andamento dei mercati internazionali, ma in prospettiva, viste le premesse, è possibile ipotizzare a medio lungo termine che le potenzialità del Paese possano trovare la possibilità di esprimersi contribuendo alla crescita economica dello stesso. In primis l’Agricoltura e l’Industria per le quali sono possibili ampi margini di sviluppo e poi, con la crescita economica, anche per lo sviluppo del settore dei servizi.
RISORSE NATURALI
La Romania e’ nota per essere un paese con un’importante presenza di risorse naturali, prevalentemente petrolio, gas naturali, sale, oro, argento e metalli non-ferrosi. E’ l’unico paese dell’Europa Centro-Orientale che detiene riserve significative di petrolio grezzo (4° posto nella graduatoria UE dopo Norvegia, Gran Bretagna e Danimarca) e possiede inoltre le più grandi riserve conosciute di gas della zona.
Entità delle risorse naturali romene.
- gas naturali – riserve geologiche stimate a circa 660 miliardi metri cubi, di cui cca 110 miliardi sono riserve conosciute;
- petrolio grezzo – riserve geologiche stimate a cca 2 miliardi di tonnellate, di cui quelle conosciute pari a 54,8 milioni di tonnellate;
- sali aloidi, complessivamente 33 miliardi di tonnellate. L’attività di estrazione è realizzata esclusivamente dallo Stato. Tra queste, esistono 8 giacimenti di sali di potassio non-sfruttati con riserve pari a 51 milioni di tonnellate. Esistono altresì 23 giacimenti di salgemma con 12 milioni di tonnellate disponibili.
- nel settore dei minerali non metalliferi, l’attività di estrazione viene effettuata da privati. Esistono risorse di 224 milioni di tonnellate, tra le quali un peso importante ha il gesso (32 giacimenti e 200 milioni di tonnellate) ed il feldspato (15 giacimenti per 23 milioni di tonnellate, 25 licenze di concessione);
- rocce e minerali utili: in Romania sono presenti 53 tipologie diverse di rocce e minerali utili per un ammontare complessivo di 10 miliardi di tonnellate e 1,3 miliardi metri cubi. Tra queste sono da menzionare le rocce ornamentali (marmo, calcare ornamentale, travertino, granito, ecc.), presenti in 73 giacimenti;
- sostanze minerali utili utilizzabili nel settore delle costruzioni, la cui estrazione è effettuata prevalentemente da privati (oltre il 95%): andesite (87 giacimenti con 746 milioni di tonnellate); dacite (11 giacimenti con risorse di oltre 200 milioni di tonnellate); calcare (118 giacimenti con cca 3 miliardi di tonnellate); sabbia e ghiaia (619 giacimenti di oltre 1,1 miliardi di metri cubi); argilla (150 giacimenti con 1 miliardo di tonnellate);
- rocce bituminose (risorse di 730 milioni di tonnellate) non sfruttate;
- carbone (299 giacimenti con 9,7 miliardi di tonnellate). Lo sfruttamento e’ realizzato per oltre il 95% dallo stato (53 licenze di concessione);
- minerali ferrosi – risorse di 58 milioni di tonnellate (lo sfruttamento è effettuato da privati, attualmente, però l’attività è sospesa): minerali di ferro (39 giacimenti con 57 milioni di tonnellate, non sfruttate attualmente); minerali di mangano (riserve di 18 milioni di tonnellate);
- minerali non-ferrosi: risorse pari a 510 milioni di tonnellate, l’attività di estrazione è effettuata dallo Stato. Attualmente essa è limitata al rame: minerali polimetallici (145 giacimenti on 28 milioni di tonnellate); minerale di rame (75 giacimenti con 98 milioni tonnellate); minerale di alluminio e rocce alluminifere (97 milioni tonnellate), bauxite (19 giacimenti con 2,5 milioni di tonnellate);
- acque sotterranee: la Romania può vantare 12 mila mc/giorno di acque minerali naturali, 48 mila mc/giorno di acque minerali ad uso terapeutico e 21 mila mc/giorno di acqua geotermale (131 licenze di concessione rilasciate). Le risorse di fango e torba terapeutica ammontano a cca 13,2 milioni di metri cubi.
- oro e argento: 3 giacimenti (Rosia Montana, Certej si Baita Craciunesti), in diverse fasi di ottenimento delle autorizzazioni per l’estrazione, mentre altri tre giacimenti sono in corso di esplorazione, le licenze saranno rilasciate nei prossimi anni.
La ricchezza in risorse naturali, sfruttate solo in parte, potrebbe rappresentare un’opportunità interessante per i potenziali investitori esteri.
AGRICOLTURA E AGRO-INDUSTRIA
L’agricoltura è sempre stato un settore di primaria importanza per la Romania ma il suo sviluppo economico ha subito delle influenze significative attribuibili in particolare al lungo periodo di governo comunista ed al periodo di incertezza che ha caratterizzato il successivo ventennio post rivoluzionario, che ne ha bloccato, di fatto, il processo di modernizzazione.
Il contributo dell’agricoltura, silvicoltura e pesca nella formazione del Prodotto Interno Lordo si aggira intorno al 6-7% del PIL, mentre negli stati membri dell’UE e’ di circa il 1,7%.
Il settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca impiega circa 2,6 milioni di persone (il 28,6,1% della popolazione occupata); nel 2011 il settore ha generato il 6,5% del PIL, con il 71% dell’output rappresentato dalla produzione vegetale.
La Romania si estende per 23,8 milioni di ettari (circa 2/3 dell’Italia, collocandosi al 12 posto tra i Paesi europei come superficie e 2°posto dopo la Francia come terreno agricolo/procapite), mentre la superficie agricola utilizzata è di 14,7 milioni di ha, il 61,7% del totale, uno dei rapporti più elevati in Europa.
L’agricoltura romena è caratterizzata da un’elevata frammentazione dei terreni: operano nel settore circa 3,8 milioni di aziende, di cui il 43,75% con dimensioni inferiori a un ettaro (in Italia sono il 30,9%). Le aziende che gestiscono meno di 10 ettari rappresentano invece il 97,4%. Negli ultimi anni si nota una tendenza alla concentrazione delle piccole superfici di terreni per costituire grandi estensioni agricole.
Le condizioni pedo-climatiche sono molto favorevoli alla coltivazione delle principali colture cerealicole, orticole e frutticole ed il livello di fertilità del terreno è molto elevato.
Tali caratteristiche, unite al limitato sfruttamento dei terreni, determinano condizioni molto favorevoli alla produzione biologica, un sotto-settore che ha conosciuto una crescita notevole negli ultimi anni sia come superficie coltivata che come numero di operatori (cca 300.000 ettari ed oltre 10.000 operatori). La maggior parte della produzione e’ esportata prevalentemente sul mercato dell’UE. I principali prodotti esportati sono: cereali, miele, frutta e funghi da bosco, olio di girasole, prodotti lattiero-caseari, ecc.
Nonostante l’alto potenziale produttivo, I settori produttivi sono scarsamente diversificati e si concentrano, per quanto riguarda la produzione vegetale, nella produzione di cereali e, in particolare in quest’ultimo periodo, nella produzione di colture oleaginose come la colza ed il girasole, grazie alle opportunità offerte dal mercato internazionale degli oli combustibili di origine vegetale. La produzione animale si concentra soprattutto nell’allevamento di suini e pollame dove esistono alcune grosse imprese, mentre nel settore dell’allevamento di bovini e ovini prevalgono aziende di piccola dimensione e di sussistenza.
La produttività agricola ed agro-industriale è inferiore alla media dei Paesi UE (stimata a circa il 50% di quella dei Paesi sviluppati) e non riflette il potenziale reale, segno di una dotazione tecnica inadeguata, del basso livello di formazione (che caratterizza in modo particolare i piccoli agricoltori), nonché della mancanza di capitali. Le infrastrutture agricole, inoltre, sono piuttosto obsolete o inadeguate.
Il grado di meccanizzazione delle aziende romene e’ molto limitato se si pensa che in Romania si contano circa 18 – 19 trattori per ogni 1000 ettari mentre la media europea è di 77, mentre la presenza di infrastrutture irrigue che attualmente coprono poco più del 20% del terreno agricolo romeno, sono localizzate solo nella parte sud del paese e solo una parte sono funzionanti.
Inoltre, le statistiche rilevano che il parco macchine in agricoltura e’ piuttosto obsoleto: a livello nazionale oltre la metà dei trattori in uso sono stati prodotti prima del 1989.
La produzione locale di macchine per il settore agroindustria e’ fortemente diminuita e pertanto l’ammodernamento viene realizzato in gran parte con prodotti esteri, tra i paesi fornitori, l’Italia rappresenta uno dei principali partners.
L’industria alimentare, a sua volta, rappresenta circa l’8% della produzione dell’industria manifatturiera romena ed impiega circa il 10,5% della popolazione occupata nell’industria.
I più importanti sottosettori dell’industria alimentare sono: l’industria della carne, l’industria molitoria e della panificazione, l’industria degli oli e l’industria lattiero-casearia. A livello europeo, la Romania detiene uno dei primi posti nel settore della produzione degli oli commestibili, il cui settore di lavorazione e’ cresciuto rapidamente concentrandosi intorno a pochi attori importanti: romeni e internazionali che dominano il mercato delle oleaginose.
Per riassumere, nonostante le problematiche con le quali si confronta il sistema agricolo della Romania: elevata frammentazione dei terreni, scarsità di capitali e finanziamenti, limitato grado di meccanizzazione, infrastrutture agricole obsolete e inadeguate, il settore offre molte opportunità di sviluppo sia per gli investitori, sia per le aziende fornitrici di tecnologie e prodotti per l’agricoltura e l’agro-industria, che possono usufruire, direttamente o indirettamente, anche dei finanziamenti europei erogati a questo settore.
INDUSTRIA
L’industria, considerata dagli specialisti il motore dell’economia e della crescita economica, contribuisce per circa il 25-30% alla formazione del PIL. In tale settore operano attualmente oltre 52.000 imprese, la maggior parte piccole e medie imprese, e lavorano quasi 2 milioni di persone.
Nel periodo 2000 - 2010, il valore della produzione industriale della Romania e’ aumentato del 369%, uno dei ritmi di crescita più alti nel mondo. Tale valore ha raggiunto, nel 2011, 84,6 miliardi euro.
Dopo un periodo di declino causato dalla crisi finanziaria, nell’anno 2011 il fatturato e’ ripreso a crescere registrando un aumento del 15,5% rispetto all’anno precedente, determinato prevalentemente dalla crescita dell’industria manifatturiera (+15,9%) e di quella estrattiva (+8,3%). Le crescite più importanti sono state registrate nel settore della produzione di apparecchi elettrici, produzione automotive, industria delle vernici, costruzione di macchinari.
L’industria manifatturiera è quella che, negli ultimi anni, ha mostrato maggiore dinamicità di crescita, dovuta prevalentemente al settore dell’automotive, della lavorazione dei metalli, la produzione di motori elettrici e turbine e gli impianti petroliferi ed energetici. Alcuni sotto-settori invece hanno registrato delle diminuzioni, come, ad esempio, quelli del tessile e dell’abbigliamento.
L’aumento dell’industria manifatturiera e’ stata determinata anche dai numerosi investimenti esteri diretti realizzati (greenfield e di capitale). Alla fine del 2011, gli IDE effettuati nell’industria manifatturiera hanno raggiunto circa il 17,4 miliardi euro (31,5% degli IDE totali pari a 55,2 miliardi di euro).
Le compagnie multinazionali dominano l’industria manifatturiera della Romania, mentre il grado di concentrazione industriale e’ molto alto: l’1% del totale delle imprese producono il 45% del fatturato.
I settori meglio rappresentati sono: industria del petrolio e del gas, prodotti chimici, gomma e materie plastiche, produzione di mezzi di trasporto, metal meccanica, tessile - abbigliamento e calzature, industria alimentare, delle bevande e del tabacco, cemento, vetro e ceramica.
La produttività del lavoro e’ tra le più basse dell'Unione Europea (circa il 42% della media UE-27), ma la tendenza e’ quella di un miglioramento grazie anche ai finanziamenti comunitari erogati tramite i programmi di pre-adesione e nell’ambito dei Fondi Strutturali erogati dopo l’adesione all’UE.
Le prospettive di breve e medio termine sono positive e si prevede un aumento della produzione industriale e della produttività, anche in relazione a nuovi investimenti che continueranno a godere dei finanziamenti UE anche nel nuovo periodo di programmazione 2014 – 2020.
Di seguito vengono presentati brevemente alcuni settori di potenziale interesse per gli imprenditori italiani:
Lavorazione metalmeccanica
Il settore della lavorazione metalmeccanica in Romania dispone di un potenziale produttivo importante, essendo in grado di produrre parti per vari settori industriali come, ad esempio quello energetico ed automotive.
Esso è concepito come un importante fattore di crescita economica per il Paese, copre circa la quinta parte dell’esportazione totale e impiega circa 300.000 operai a tempo pieno.
I sotto-settori con il più alto numero di dipendenti sono: l’industria della lavorazione dei metalli, l’industria delle macchine e degli equipaggiamenti industriali, l’industria delle automobili e dei mezzi di trasporto.
Il settore, pur essendo stato colpito dalla crisi degli anni scorsi, offre delle buone prospettive di crescita, spinto anche dal sostegno governativo e dalla necessità di ammodernamento delle tecnologie esistenti (che in buona parte risalgono agli anni '70 - '80).
Le potenzialità produttive offerte dalla Romania in questo settore sono testimoniate anche dalle numerose aziende italiane del settore della componentistica che hanno esteso le loro attività in Romania, attratte dal basso costo della manodopera qualificata e dalla disponibilità di materie prime, provenienti dai numerosi complessi siderurgici presenti specialmente nel sud del Paese.
L’Italia può alimentare la domanda di nuove tecnologie con la propria offerta di macchinari e attrezzature, la cui affidabilità ed il rapporto qualità/prezzo e’ molto apprezzato dagli operatori locali del settore.
Industria delle materie plastiche
La produzione di materie plastiche in Romania e' cresciuta negli ultimi anni con un tasso superiore alla media del comparto industriale.
Attualmente, nell'industria di trasformazione della plastica operano oltre 600 unità produttive, dalle quali cca. il 30 % contribuiscono significativamente all'output totale del settore. Le grandi società provengono, generalmente, dalla privatizzazione di complessi industriali realizzati nell'epoca comunista. Oltre a tali società già operanti nel 1990, sono state create numerose altre PMI dotate, inizialmente, di macchinari di seconda mano, ma che con il tempo, almeno per quelle che sono riuscite a capitalizzarsi e ad investire, hanno acquistato macchinari ed impianti nuovi e più performanti, provenienti specialmente da Germania, Italia, Austria e Cina. Generalmente, però, la dotazione di macchine e impianti per la lavorazione della plastica è piuttosto obsoleta determinando bassa produttività e bassa qualità.
Industria del legno e dei mobili
L’industria del legno ha sempre avuto una posizione di rilievo in Romania grazie all’ampia disponibilità di foreste, che occupano il 26,7% della superficie totale del Paese, e alla buona qualità della materia prima. Le principali specie legnose presenti nel paese sono: faggio (circa il 30%), conifere (30,0%), quercia (19,2%) ed altre specie dure e tenere (20,8%).
L’industria del mobile romena ha registrato negli anni precedenti alla crisi, fino al 2008, una crescita costante grazie al vero e proprio “boom” che ha caratterizzato il settore costruzioni. Quest’ultimo, nel solo periodo 2006 – 2008, registrava una crescita del 25 - 30% all’anno.
Successivamente, con l’inizio della crisi economica, in Romania si sono avuti pesanti effetti negativi sul settore delle costruzioni, che hanno generato ripercussioni anche sull’industria del mobile.
Solo nel 2011 si è iniziata a registrare una lieve crescita, con un valore della produzione di circa 1,8 miliardi di euro, il 75% della quale destinata all’esportazione. I primi dati del 2012 confermano tale tendenza e le stime parlano di un aumento della produzione del 5 – 7% rispetto all’anno precedente.
Le importazioni di mobili in Romania, nel 2011, hanno registrato un aumento del 13,6% rispetto al 2010. L’Italia da molti anni è il primo fornitore del Paese con una quota del 15,76%, seguita da Germania, Cina e Polonia.
Il settore presenta ancora margini di sviluppo che possono rappresentare delle opportunità di investimento. Tra i principali fattori che possono determinare tali opportunità evidenziamo i seguenti:
- esistenza di materie prime di alta qualità;
- presenza di consolidati rapporti commerciali con l’estero
- possibilità di miglioramento delle performance produttive attraverso l’ammodernamento e sviluppo tecnologico;
- necessità di effettuare investimenti per l’adeguamento alle norme ambientali imposte dalla legislazione in vigore.
Industria del tessile-abbigliamento e pelletteria
L’industria romena del tessile-abbigliamento e della pelletteria vanta una lunga tradizione e, nonostante il calo della produzione registrato negli ultimi anni rimane uno dei settori industriali più importanti del Paese, con ripercussioni significative sulla bilancia commerciale del Paese, di cui costituisce una delle voci principali.
Nel 2011, con un valore della produzione di circa 3,3 miliardi di euro, rappresentava circa il 5% del totale della produzione dell’industria manifatturiera, con oltre 7500 società del settore registrate che davano lavoro a circa 240.000 salariati. La produzione viene prevalentemente esportata (per oltre l’80%) con un peso sul totale del commercio estero del Paese dell’11,6%.
Il peso della produzione per conto terzi rimane ancora importante (circa il 70%), nonostante la migrazione di tanti produttori verso l’Asia, i Paesi dell’ex CSI o l’Africa settentrionale.
Tra i fattori che determinano la tenuta di tale comparto industriale in Romania troviamo: lunga tradizione, manodopera stabile, ben istruita a costi ancora competitivi, vicinanza ai più importanti mercati di destinazione.
COSTRUZIONI E INFRASTRUTTURE
Il settore delle costruzioni ha registrato negli anni precedenti alla crisi un vero e proprio “boom” con incrementi, nel periodo 2006 – 2008, del 25 - 30% all’anno.
Dalla fine del 2008, quando sono iniziati i primi effetti della crisi economica e finanziaria, si è assistito ad un brusco rallentamento, con conseguenze negative sul settore immobiliare e sul commercio di materiali edili, causato principalmente dal blocco dei crediti bancari.
Il valore delle costruzioni che nel 2008 era pari a 14,8 miliardi di euro, nel 2009 era sceso a 11,4 miliardi per poi riprendersi ed arrivare ai 13,4 del 2011. Le variazioni del valore del settore sono, come comunicato dall’Istituto di Statistica romeno, di -13,6% nel 2009 rispetto al 2008, -7,3% nel 2010 e + 2,7% nel 2011. Il cambio di segno è confermato dai dati del primo semestre del 2012 che registrano un aumento del 3,1% rispetto al semestre precedente.
Nel settore operano cca 49.000 aziende con oltre 680.000 dipendenti.
Considerando il tipo di costruzioni, il volume dei lavori è aumentato del 9% per gli edifici non residenziali, mentre per quelli residenziali è calato del 8,5%.
Le previsioni per il settore edile romeno e le prospettive per il prossimo quinquennio indicano una ripresa spinta dal sostegno dei finanziamenti europei, dai previsti investimenti con fondi pubblici e privati locali e dal possibile rilancio dei crediti immobiliari.
Per quanto riguarda le infrastrutture, la rete stradale e’ inadeguata ed ha rappresentato, specie in questi ultimi anni, un reale freno allo sviluppo del paese.
Il Governo romeno ha elaborato una strategia a medio - lungo termine nella quale sono previsti l’ammodernamento e lo sviluppo del sistema ferroviario e stradale nonché la finalizzazione di due corridoi di trasporto autostradale.
Lo sviluppo delle infrastrutture e dei trasporti e’ uno degli obiettivi prioritari per l’allineamento della Romania agli standard dell’UE.
Per raggiungere tale obiettivo la Romania beneficia del notevole supporto finanziario dei fondi strutturali. Da segnalare, oltre agli investimenti governativi, anche altri progetti della Banca Europea per la Ricostruzione e Sviluppo (BERS), della Banca Internazionale per la Ricostruzione e Sviluppo (IBRD) e della BEI.
La rete ferroviaria che ha un’estensione di cca 11.000 Km, rimane la più importante via di comunicazione di beni e passeggeri. Tuttavia, solo un terzo di essa risulta elettrificata ed un quarto delle locomotive hanno ormai superato il limite tollerabile di obsolescenza.
Attualmente sono in corso dei progetti di modernizzazione dell'infrastruttura stradale e ferroviaria.
Per quanto riguarda la rete autostradale, quella romena è una delle meno sviluppate in Europa, attualmente si estende per 500 km in uso, mentre altrettanti sono in fase di costruzione.
Il trasporto su nave lungo il Danubio, che attraversa il paese per 1.075 km, rappresenta un’importante via di comunicazione verso l’Europa centrale. Nel paese operano, complessivamente, 10 porti di cui 2 sul Mar Nero (Costanza, il principale porto sul Mar Nero) e 8 sul Danubio.
Per quanto riguarda il trasporto aereo la Romania dispone di 17 aeroporti che attualmente sono in diverse fasi di ristrutturazione (Arad, Bacau, Baia-Mare, Bucarest, Caransebes, Cluj-Napoca, Craiova. Costanza, Iasi, Oradea, Satu-Mare, Sibiu, Suceava, Targu-Mures, Timisoara, Tulcea).
In tale contesto, le società private di costruzioni ed i consorzi, sia romeni che esteri, potranno trovare maggiori opportunità per il lancio di nuovi progetti ed assumeranno un ruolo decisivo nello sviluppo del settore.
L’esperienza locale unita al know-how delle società italiane ed al contributo dello Stato, sia direttamente che in partenariato pubblico-privato, costituiranno gli elementi essenziali per lo sviluppo del settore edile romeno nel prossimo futuro.
ENERGIA ED ENERGIA RINNOVABILE
La Romania detiene una gamma diversificata, ma quantitativamente limitata, di fonti di energia primaria (petrolio, gas naturale, carbone, uranio minerale) e dispone anche di un importante potenziale di fonti rinnovabili ancora da valorizzare.
La “Road Map dell’energia in Romania” stabilisce i passi da eseguire per lo sviluppo energetico del paese per il prossimo futuro. In accordo alla “Road Map” e’ previsto che entro il 2015 debbano entrare in funzione (riabilitazioni e nuove centrali) unità produttive di energia per circa 7.300 MW e vengano chiuse quelle obsolete per circa 3.500 MW.
Ad eccezione delle Unità n. 1 e 2 della Centrale Nucleare di Cernavoda entrate in funzione rispettivamente nel 1996 e nel 2007 (realizzate in cooperazione con l’ANSALDO), il parco delle centrali convenzionali e’ obsoleto: il 35% delle centrali hanno oltre 35 anni di vita, il 45% tra 25 e 35 anni ed il 20% meno di 15 anni.
Le previsioni per l’attività di ristrutturazione e sviluppo del settore elettro - energetico romeno, sostenuta da importanti finanziamenti da parte degli organismi internazionali, mostrano segnali di crescita. Per questo e' possibile prevedere che la richiesta di materiali e impianti per i sistemi energetici si manterrà sostenuta.
Per quello che riguarda la produzione di energia da fonti rinnovabili, la Romania dispone di un importante potenziale non utilizzato di fonti rinnovabili: energia idroelettrica, biomassa, energia solare, eolica e geotermica.
Ad oggi, tuttavia, solamente il potenziale idroelettrico e' stato adeguatamente sfruttato. Il principale settore di interesse per gli investitori è quello eolico, ma anche il settore fotovoltaico, grazie ai sostanziosi incentivi previsti, sta ricevendo crescente attenzione.
La biomassa, inoltre, costituisce il potenziale più importante in considerazione del quasi inutilizzo attuale.
PROTEZIONE DELL'AMBIENTE
I problemi ambientali della Romania sono molto gravi, in particolare nei settori chiave come la qualità dell’acqua, il trattamento dei rifiuti e l’inquinamento atmosferico e del suolo.
Finora la Romania non ha affrontato in modo efficiente i suoi problemi ambientali. Il livello degli investimenti nel settore e' molto basso rispetto a quello della media UE.
Il Piano Nazionale di Azione per la Protezione dell’Ambiente (PNAP) gestito dal ministero dell'Ambiente e delle Foreste, rappresenta uno strumento di base per l'implementazione delle politiche comunitarie del settore.
Il Ministero, in veste di Autorità di Management per la gestione dei fondi UE relativi al Programma Operativo Settoriale Ambiente, ha lanciato recentemente una sessione di presentazione di progetti previsti nell'PNAP e che rientrano negli obiettivi dell’Asse Prioritario 4, misura 4.1 - sviluppo dell'infrastruttura e dei programmi di gestione per la protezione delle biodiversità e "Natura 2000".
Sempre a sostegno della politica governativa nel settore, e' stato creato un Fondo Ambiente, strumento finanziario che ha lo scopo di stimolare gli investimenti ambientali.
I criteri di eleggibilità dei progetti da finanziare sono stabiliti dal Ministero dell'Ambiente e delle Foreste ed i fondi vengono assegnati al Ministero stesso o agli enti pubblici locali che sovraintendono ai progetti e, per la realizzazione di questi, organizzano appositi bandi di gara.
I progetti che possono essere finanziati dal fondo si riferiscono al controllo e la riduzione dell’inquinamento dell’aria, dell'acqua e del suolo, l'utilizzo di tecnologie pulite, la protezione delle risorse naturali, la gestione dei rifiuti, la preservazione della bio-diversità.
Mediante tale fondo sono stati finanziati anche progetti che si riferiscono allo sviluppo del sistema di raccolta dei rifiuti di imballaggi PET.
Per quello che riguarda il settore della gestione dei rifiuti urbani, le priorità del Governo romeno sono le seguenti: realizzazione di sistemi integrati di gestione dei rifiuti, estensione dei servizi di raccolta, implementazione della raccolta differenziata, valorizzazione dei rifiuti e sviluppo dell’infrastruttura.
SERVIZI
Il settore dei servizi rappresenta il settore più importante per l’economia romena sia come valore del PIL sia per numero di occupati, ed è quello che si è maggiormente sviluppato negli ultimi anni sia in valore assoluto sia come contributo al PIL, arrivando nel periodo 2008 – 2009, ad una quota del 50%.
Negli ultimi anni la crisi economica ha rallentato questo fenomeno evolutivo che, anzi, ha subito una leggera inversione di tendenza. Il valore percentuale del settore dei servizi nella formazione del PIL, infatti, è passato al 48,5% del 2010; a 45,4% nel 2011, e 44,9% nei primi sei mesi del 2012.
In Romania il settore terziario è dominato dai servizi commerciali che rappresentano (dati I sem. 2012) il 43,6% del totale del settore, seguiti dai servizi pubblici amministrativi e sociali (21,1%), dalle transazioni immobiliari (12,8%), servizi IT&C (8%), intermediazioni finanziarie ed assicurative (5,4%) ed altri servizi.
Negli anni precedenti alla crisi economico-finanziaria, la crescita economica era basata principalmente sui consumi, questo, unito alla crescita di capitalizzazione del Paese, aveva comportato un aumento del peso percentuale del settore terziario nella formazione del PIL. La crisi economica poi, colpendo in particolare proprio i consumi e l’afflusso di capitali, ha influito negativamente, e sta influendo ancora, proprio su questo settore.
Per il futuro è possibile prevedere una ripresa della crescita, anche se in misura più contenuta che nel recente passato, con buone prospettive per i servizi legati alle nuove tecnologie e all’outsourcing.